Lógos (waiting for translation)

Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος, καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν,
καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος.
οὗτος ἦν ἐν ἀρχῇ πρὸς τὸν θεόν.
πάντα δι’ αὐτοῦ ἐγένετο,
καὶ χωρὶς αὐτοῦ ἐγένετο οὐδὲ ἕν ὃ γέγονεν.1

Questi versi, probabilmente, rappresentano come nessun altro l’essenza della cultura occidentale sia laica che religiosa.

La fede (intesa in senso non prettamente religioso) è l’elemento fondante e unificante di ogni azione umana. Parlo di quell’istinto primordiale al guardare oltre, quello che ci fa meravigliare di fronte all’infinito che non riusciamo ad abbracciare tutto nella sua interezza, in ogni sua forma, ma del quale proviamo comunque ad afferrare le briciole. Parlo della fede nella scoperta, della fede nella possibilità di umanizzare l’orrore del caos attraverso la ragione, il λόγος (Lógos) appunto, il verbo.

Possiamo muoverci con la nostra ragione lungo il limite del conoscibile, ma è con l’arte e la poesia, che tanto hanno in comune al giorno d’oggi con la fisica teorica, che costruiamo immagini che mostrano sé stesse nell’atto di superarsi, e solo così accendiamo una flebile luce sull’invisibile nel suo attuarsi.

Immaginate di osservare qualcosa, e con la vostra ragione, immaginate di entrarci dentro, osservarla sempre più da vicino, verso il microscopicamente piccolo, se si tratta di un oggetto vicino, o verso il macroscopicamente grande, se si tratta di un oggetto lontano2. Si scoprono sempre più cose, se ne vedono sempre di più, ma i contorni si fanno sempre più sfumati, i concetti sempre più involuti, e la ragione, la nostra capacità di determinare e prevedere il futuro, inizia piano piano a tentennare. È il nostro limite: culturale, biologico, fisico.

A un certo punto, i contorni smettono di esistere completamente, la realtà si presenta come un insieme di macchie in movimento, come nuvole che esistono solo in quanto interazione di interazione di interazione. Poi, andando ancora avanti, il Tutto diviene il Niente, il vuoto. Non esiste più nulla di conoscibile, nulla cui la ragione possa appellarsi.

Alla nostra ragione, la realtà ora appare come un vuoto che ci ingloba: un cielo infinito, infinitamente uniforme, che sta sopra di noi, sotto di noi, attorno a noi, e dentro di noi. Un assordante silenzio che ci acceca con il suo buio.

È l’infinito delle infinite possibilità, pozzo senza fondo dal quale sgorga l’acqua della vita, pur essendo il contrario della vita.

È il vuoto, se vogliamo dargli una definizione scientifica: luogo di forze ed energie che determinano il mondo per come lo vediamo, ma non sono il mondo per come lo vediamo: sono la possibilità che il mondo esista, che si faccia; non ne sono direttamente il fondamento logico, consequenziale, ma ne sono l’origine primordiale, nella notte dei tempi e dello spazio.

È Dio, se vogliamo invece definirlo con un termino religioso che però di religioso, in senso tradizionale, ha molto poco. Origine e scaturigine di tutto, pur essendo al di là di ogni comprensione, oltre l’uomo, eppure Padre e Figlio di questo.

E l’uomo, la sua umanità, null’altro è che il “Verbo”, l’estrema e salvifica pulsione verso la generazione di un significato, o di una logica, a partire dal Vuoto, da Dio. Una curiosità esistenziale che in realtà è necessità di sopravvivenza, amore del fuoco proprio perché nel fuoco, che tutto crea e tutto distrugge, è il segreto ultimo dell’esistenza e la nostra più immane paura: il disumano, l’inconcepibile, il trascendente.

Il verbo dà forma al mondo, lo salva dal nulla, lo umanizza. Agisce nel nulla, anzi è il nulla stesso che ripete i nostri passi al contrario: dal cielo infinito dentro e fuori di noi, alle nuvole, e poi giù verso i contorni che iniziano a piano piano a delinearsi, agli oggetti che si fanno, fino a noi stessi, seduti su questo divano, scrivendo questo pezzo. Senza il verbo, senza il Lόgos, la ragione, vivere e morire: non farebbero differenza alcuna perché niente avrebbe un senso, nessuna azione sarebbe più che un pezzo di Nulla che Nulla è e Nulla rimarrebbe. Il Verbo, il Lógos, è l’uomo in questo nulla, dentro al nulla, e oltre il nulla, e l’uomo è il Lógos.

Giovanni Dominoni
Riga, marzo 2016

Note:

  1. 1 – In principio era il Verbo / il Verbo era presso Dio / e il Verbo era Dio. / Egli era in principio presso Dio: / tutto è stato fatto per mezzo di lui, / e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
  2. 2 – Non sono in realtà per nulla sicuro che ci sia alcuna differenza, dal punto di vista conoscitivo ed epistemologico, tra i due infiniti.