Sovrapposizioni

Giovanni Dominoni, Sovrapposizioni, Arte e Poesia, Dipinto e Poesia

Sovrapposizioni, notturne
Effervescenze
Elevatemi al silenzio del mio cielo,
Lasciate evaporare
Il riverbero bagnato di un pensiero
Rattrappito, di un bambino
Rannicchiato, tra due angoli
Di stanza nella quiete
Addormentato.
 
Fontanile di semenza, ninfa risorgiva
Il respiro del tuo sogno, nel mio
Continua a ritornare.
 
 

Sovrapposizioni è il titolo di un mio dipinto nel quale la sovrapposizione, appunto, di tre tele tagliate non solo lascia intravvedere, ma compone anche la forma del colore dietro di esse. Di piano in piano, sezione in sezione, il colore si materializza dalla forma, la forma dal colore.

Nella mia poesia, tanto quanto nella pittura e nella fotografia, fin dai primi tentativi, i concetti di “origine” e “quiete” sono sempre stati fondamentali. “Origine” e “quiete” che però non vanno confuse con un particolare momento dal quale le cose originano, né tantomeno un particolare luogo. In realtà questi due concetti sono strettamente connessi: l’origine delle cose è nella quiete. È leggerissima vibrazione nel buio, impercettibile accadimento notturno, che lascia segni, impronte, che crescono, fermentano come le bolle nel vino frizzante. Questo luogo-tempo origine dello spazio, questo tempo prima dell’accadere, sorta di quieto Apeiron, prende la forma, in questa poesia, di un bambino tristemente rannicchiato tra due angoli, isolato nella sua solitudine, antecedente ad ogni relazione, buioscura nientità della coscienza e della vita. E questo bambino sogna, minuscolo accadimento improvviso e fortuito, e il riverbero di questo dà forma allo spazio e al tempo dando così, anche a me, a te e a tutti, la possibilità di esistere, creare, e ritornare al nostro niente. Non “esistere” nel senso di “essere nato”, ma letteralmente che ogni singolo atomo di me si concretizzi nell’attimo fuggente di questo spazio-tempo evanescente e vorticante che tutto include. “Evanescente” come le bollicine di un’effervescenza, femminile e creatrice; “vorticante” come le lacrime di un bambino, che evaporano e turbinano verso il loro niente: la quiete 1 che tutto avvolge ed eternamente ritorna.

Giovanni Dominoni
Riga, 2017
Giovanni Dominoni, Sovrapposizioni

Sovrapposizioni | 2017 | 50x50x9cm | Acrilico su tele tagliate e piegate

Note:

  1. 1 – La quiete di cui parlo è l’acquisita consapevolezza dell’impellenza del ritorno delle cose, l’affermazione categorica della creatività umana che crea il mondo ridestandolo dal nulla. Perché null’altro può fare, la realtà, che essere creata continuamente, senza fine, ogni cosa ripetendo l’eterna impercettibile soffocata vibrazione del nulla, infinitamente infinite volte. Si legga Gilles Deleuze:“Leopardi disse una volta che i bambini possono trovare tutto nel nulla, ma gli adulti non riescono a trovare nulla nel tutto. …Ma noi, Esseri Superiori, non più bambini e mai adulti, noi, esseri innocenti, sappiamo che non esiste niente fuori del tutto. Ma sappiamo anche, cosa più profonda, che non c’è un tutto! Noi sappiamo che bisogna mandare il tutto in frantumi, disimparare a rispettare il tutto. L’innocenza è la verità del molteplice e deriva direttamente dai principi della forza e della volontà. L’innocenza è la consapevolezza che l’unico deve affermarsi nella generazione e nella distruzione. Noi sappiamo che siamo inseparabili da ciò che è in divenire, che moriremo e ritorneremo ad essere ciò che diverremo, affermando così noi stessi. Ne deriva che l’esistenza non ha niente che la renda responsabile o colpevole. Ora il giocatore si abbandona alla vita, ora la osserva, ora l’artista appartiene alla propria opera, ora ne è al di sopra… il fanciullo gioca, poi smette di giocare, poi ricomincia…” (Gilles Deleuze)