Gli esordi: una selezione

Le mie riflessioni giovanili su alcune delle tematiche a me più care convergono tutte in questo primo disegno nel quale le forze intrinseche della Natura trovano spazio sulla superficie (che diventa, appunto, multi-dimensionale) nel loro stesso processo di auto-germinazione: una sorta di Apeiron dal quale tutto nasce e nel quale tutto muore, secondo necessità. In effetti, all’epoca, i filosofi presocratici rappresentavano per me l’influenza diretta più forte. Anassimandro ed Eraclito in particolare. 

La creazione di questo disegno è avvenuta tramite tratti metodici, controllati, ma allo stesso tempo assolutamente non preordinati. La forma dell’opera non è assolutamente frutto di un’ideazione anteriore al disegno (ad un’idea segue un’azione), ma è piuttosto frutto di una idea-azione (le idee e le azioni sono fatte della stessa sostanza, e l’una interagisce con l’altra senza soluzione di continuità) scaturita del generarsi stesso dell’estetica dell’opera nel suo farsi, dove ogni tratto segue il precedente trasmutando in modo interattivo il mio rapporto con l’opera e con il mondo, con lo spazio, e la mia mente.

Pertanto l’atto stesso del disegnare è in realtà un plasmarsi attivo della mia esperienza e della mia mente assieme e unitamente alla materia sulla carta. Questa metodologia di lavoro, o meglio questo modus vivendi, mi accompagnerà per il resto della mia vita (o perlomeno fino ad ora) e trova le sue radici in questo disegno.

Il modo in cui, all’epoca, vedevo il mondo, e il modo in cui interagivo con questo, non è cambiato di molto, ed è magnificamente rispecchiato nella visione poetica della mente di Charles Scott Sherrington:

The great topmost sheet of the mass, that where hardly a light had twinkled or moved, becomes now a sparkling field of rhythmic flashing points with trains of traveling sparks hurrying hither and thither. The brain is waking and with it the mind is returning. It is as if the Milky Way entered upon some cosmic dance. Swiftly the head mass becomes an enchanted loom where millions of flashing shuttles weave a dissolving pattern, always a meaningful pattern though never an abiding one; a shifting harmony of subpatterns.1

 

Note:

  1. 1 – Sherrington, C.S. (1942). Man on his nature. Cambridge University Press. p. 178]