E tu, e tu. Alla sera

 

Alla sera

 

…e tu, e tu,
gli spari nella sera
gomitoli di vento attraverso la tua sera
risvolti e sovrapposti
al buio della sera.

Chi sei tu, immagine riflessa
nel buio fratturato della sera.
Sera senza un suono, una musica che frema
come pazza danzando nella sera?

E io, e io
tendaggi sovrapposti, fogli d’alberi
e nuvole fluenti, suoni obliqui
dal mio mare lontananti.

E tu, mia sera, il mio corpo
aggrovigliato in questa sera.
E tutto è sera, e tutto è quiete
e nulla mente, in questa pace solitaria,
al fervore solitario della mente…

 

Riga, Settembre 2018

 
Le ripetizioni! Come mi piacciono! L’ultima poesia, che ho scritto qualche notte fa, nasce dalla parola sera che continuava a ripetersi nella mia mente, e non mi lasciava dormire! Solo che ogni volta significava qualcosa di diverso. Una nuova lingua, questo ci serve, perchè ormai le parole che usiamo (così come il senso delle nostre azioni) non sono più capaci di stare ferme! Tutti che parlano, tutti che dicono, e nessuno che ascolta! Non sono, in fondo, tutte le ripetizioni, tutte le similarità, tutte le congruenze, proprio per questa ragione destinate a essere false? Una volta gli scrittori dicevano la verità, ora devono correrle dietro. E l’unica cosa che conta davvero – è un concetto che ormai tutti sanno afferrare, di quelli molto democratici, profondi, e quindi ormai privo di senso concreto – è il non fermarsi mai! Essere “minori” diceva Deleuze, a proposito di Kafka e Carmelo Bene. Questa poesia molto “minore”, ha iniziato a nascere dentro di me sul balcone, dove mi ero fermato ad ammirare le sovrapposizioni degli alberi, delle nuvole e degli edifici nella notte, appena abbozzati nel buio e quindi schiacciati l’uno contro l’altro, quasi senza alcuna profondità. L’ho capito solo diversi giorni dopo che era stata questa assenza di profondità ad attrarmi. Se non c’è profondità, c’è immediatezza, e l’immediatezza è la cosa più simile alla verità che conosco, solo che non sta mai ferma! E quindi mi sono messo a correrle dietro, mentre la parola “sera” continuava a cambiare significato, e piano piano mi è venuta fuori… questa poesia.